Pensieri, parole, opere e omissioni...
Il sole di Austerlitz

Chi l'avrebbe detto che mi piacciono gli Stokes! Non ho mai comprato un disco, mai scaricato una canzone, mai niente di niente. Erano rock erano, e semplicemente non mi aparteneva. Poi, seduto sull'aereo, mentre tutto aumentava in potenza, saliva, correva e decollava, sento nelle cuffie queste chitarre, questi bassi e quella voce roca. Che canta "I want to be forgotten, and i don't want to be reminded...you say "please don't make it harder"...no, i won't yet..." . Esattamente: io stavo partendo. Stavo lasciando tutto e tutti, e lo stato d'animo potrei dire che fosse proprio quello. Non è stata una fuga, tutt'altro: se di corsa s'è trattato è diretta alla vita, da agire piuttosto che lasciarsela scorrere addosso, come ormai troppi fanno. Come facevo anche io. O ancora per le strade di Londra, mentre esco dalla metropolitana e tutti, tutti, corrono. Siamo un esercito : andiamo in giro, corriamo, "teniamo la destra" sulle scale mobili e nei corridoi umani che inevitabilmente si creano...e corriamo, corriamo... Quando esci, è come vedere sorgere il sole una seconda volta: dai meandri delle varie linee che si incrociano, riemergi, ritorni alla luce. L'unica continuità è nella musica che ascolto e che mi tiene compagnia. Anche se in realtà è solo una colonna sonora. La vera compagnia me la fanno tutte le cose che noto: il volto della ragazza di fronte, o quello del ragazzo accanto che guardo riflesso sul vetro di fronte. Perchè di solito i volti dei ragazzi mi interessano di più. Ed ogni volto è diverso, ed ognuno una storia a sè. Li vedi che ognunou ha un suo colore e una sua tradizione. L'eterogeneità la respiri. Nessuno guarda, invece, sicchè nell'osservare devo essere discreto. Educato, direbbero qui. Devo fare attenzione al volume del mio i-pod, perchè non arrivi alle orecchie del vicino. Devo tenere la destra: la sinistra è per chi ha più fretta di me. Quando sono per strada, invece, devo nascondere qualsiasi cosa che luccichi, perchè "they want it", e potrebbe attirarli come barracuda. Anche se vige uno strano conformismo per le vie del centro, per cui un auricolare che non sia bianco, rigorosamente mac, non c'è più. E mentre cammino, e corro, e sto bene perchè ho dalla mia quella bellissima canzone, gli Strokes mi ricordano subliminali che "non voglio essere dimenticato, e non voglio essere ricordato". Che tu dici "Non rendere tutto più difficile". E che io penso "No, non ancora".
>>> Dopo i Take That, anche Disa comes back !
Ah...che dire...è sempre un pò difficile ricominciare a scrivere quando non lo si fa da parecchio tempo. Una volta avevo una teoria: se scrivo - mi dicevo - è per esprimere una sorta di magma interno che ribolle e non ce la fa più. Quando invece non scrivo, è perchè sono impegnato a vivere... Ma scrivere per me è anche ascoltarsi, stare in silenzio, nel silenzio di se stessi. Stare svegli nella propria notte. E a me di stare sveglio nei miei pensieri non mi capita da parecchio, un pò perchè le recenti conquiste, per essere conquistate, hanno richiesto la mia totale dedizione, fisica e mentale. E' il primo post del 2007, quindi è inevitabile parlare del passaggio da un anno all'altro, da un numero all'altro, dalle valenze simboliche e pratiche che questo comporta nelle nostre vite. Per quanto riguarda il sottoscritto, il 2006 si è chiuso in bellezza: l'immagine che lo rappresenta vede me circondato da persone che mi vogliono bene brindare al mio successo. Che perde di senso se non hai con chi condividerlo. E' stato un anno che mi ha insegnato tanto, in cui non sono stato un attimo fermo...un anno di alti e bassi, dove in entrambi i casi il carico in gioco è stato forte. Non penso che sarò più lo stesso dopo il 2006, sono succese cose che mi hanno fatto crescere...L'anno nuovo parte in quarta, con, per la prima volta, nessuna strada da seguire, niente di fermo e preconfenzionato: tutto, quest'anno, è nuovo ed "up to me". Un'enorme responsabilità, e una grande libertà. La fortuna, come sempre, è avere intorno delle belle persone. La fortuna è non sentirsi sperduti...La paura rimane, certo. Paura di sbagliare, di allungare ulteriormente il brodo della mia vita :) ma le paure sono forse le più grandi perdite di tempo in assoluto. Fare,fare,fare...che anche nell'errore si impara e si va avanti. "Are you ready to jump?" mi domandavo su questo blog esattamente un anno fa notando, con amaro disincanto, come molti quel salto lo avessero già fatto, e chiedendomi quando sarebbe toccato a me. Adesso penso di poter rispondere che...si, i'm ready. In questi giorni sto iniziando a prendere la rincorsa, che la rupe, nel corso degli anni, si è fatta molto alta. Questo blog rimarrà il nostro diario segretamente condiviso, specchio fedele di emozioni, momenti...insomma pensieri, parole, opere e omissioni ;)
S e l f h a r m L o v e

Mi domando come si faccia a entrare nella tua testa, a superare il muro invalicabile dei tuoi occhi persi nel niente. La palpebra mezza calata, annoiata di tutto, te ne stai li a fumare una sigaretta dopo l'altra di quelle forti, perchè tu sei uomo, sei grande, sei un duro. Tutto intorno i contorni si sfumano: altro non vedo che non sia tu, messa a fuoco sbilanciata che sceglie di non vedere altro e miopia consapevole del non vedere oltre. Strumentali l'uno all'altro...probabilmente è così: io alle tue fantasie, tu alla mia solitudine. E domani sarà un altro giorno e noi saremo diversi. Tu non ci sarai, ed io sarò altrove. Lenzuola da lavare, pensieri con cui cullarsi, immagini da cui scegliere, ed uno strato in più. Cammino con passo sicuro e testa alta nel freddo. Cammino spavaldo nei miei vestiti nuovi, e mi muovo sciolto nelle mie immagini filmiche. Mi va di guardare davanti a me senza pensare, e nel farlo accenno un sorriso. Metto a fuoco soltanto me, questa volta, e la mia miopia consapevole per una volta s'incarica di proteggermi.
the Scrub


Der Tod in Venedig

Lo sguardo di Tadzio è uno sguardo assente. Presente, ma assente. Solo lui è inconsapevole della propria eccelsa bellezza. Gli occhi tristi e vaghi di chi è non partecipe. Pensa oltre, forse non pensa. E mentre se ne sta imbronciato costretto dalla sua fanciullezza e dalle strettoie sociali dell'aristocrazia cui appartiene, e che lo custodisce, si consuma la morte. La morte che avanza inesorabile, e a cui trova sollievo l'ultimo desiderio. "Lasciatemi morire così, mentre guardo Tadzio giocare, mentre Venezia è deserta, mentre all'orizzonte niente vedo, se non i riflessi del sole, e la sua ombra, presentimento di una bellezza ultraterrena". Non le dicono queste cose nel film, ma le dicono gli occhi del protagonista morente. Tadzio non lo saprai mai, nè lo svelerà. Lo sapremo solo noi. E Venezia.
da ascoltare: Gustav Malher - Adagetto della Quinta sinfonia.
L'ardore dei miei sensi eternamente ritorna,con severo disordine...
* Emma Bovary, di Battiato per Patty Pravo.
QUERELLE MOI

Grazie Oriana

Non riesco a piangere. Le lacrime sono li, le avverto. Le sento sporgersi, farsi largo per uscire, ma poi non ce la fanno: restano dentro di me. E' un pianto silenzioso quello che verso per la morte di Oriana Fallaci. Rimane un gesto intimo e privato, anche se dalla sete di sapere come i media abbiano commentato la notizia, chi mi sta intorno percepisce che per me è successo qualcosa di importante. Il caro Mauro dice che, pur non conoscendola, è come se fosse morta una nonna, prova un dolore simile. Io i nonni non li ho avuti, non ho questo termine di paragone. Ma conosco il dolore della perdita di un intellettuale, il dolore di smarrire un punto di riferimento. Mi è capitato spesso di conoscere e amare degli autori o registi attraverso le loro opere, e ingenuamente finire in una dimensione atemporale in cui, chissà, forse c'erano ancora...forse avrei potuto rivolgere loro domande, ed ottenere risposte, e restare incantato ad ascoltare i loro argomenti, come un nipotino coi racconti della nonna, appunto. Poi il brusco risveglio: non c'erano più. Non potevo nemmeno sognare di provare a stabilire un contatto: mi restava di essi solo il messaggio nella bottiglia dei loro versi, o delle loro immagini. E' successo con Pasolini. Con Visconti. Col disegnatore Antonio Lopez. Adesso succede con Oriana Fallaci, ma in maniera più amara, perchè mentre la scoprivo, entravo nella sua poetica - dove per poetica intendo lo sguardo che posava sulla vita - mentre piano piano il suo stile narrativo e la sua retorica diventavano per me un punto di riferimento, e mentre la credevo immortale, e aspettavo e speravo sempre in un nuovo articolo, un nuovo romanzo, ecco che l'ultimo cenno che mi dà è la notizia della sua morte. Sento davvero il dolore di una perdita in questi giorni, acuita da un senso di solitudine. Non che siano mancate persone intelligenti intorno a me con cui condividere l'amarezza. Ma non sono mancate neanche persone intelligenti che non hanno afferrato la misura della perdita, per il nostro paese, per il nostro giornalismo, per la nostra cultura. Inutile e sopra di me il riepilogo di Chi era Oriana Fallaci e delle sue gesta. Ci sono i quotidiani ( su tutti il Corriere della Sera, e gli occhi lucidi del suo ex direttore, Ferruccio de Bortoli, che in tv spende due parole di ricordo ad uso dei tg, e che sotto la sua direzione ospitò gli ultimi giudizi e sentimenti di Oriana sui fatti). E ancora le lacrime vagano dentro, da qualche parte, ma non vengono fuori. Diventano un nodo in gola, poi un'espressione tirata e severa, quindi uno sguardo all'orizzonte, fisico e metafisico. Oriana mi ha impartito una lezione, una grande lezione, e l'unico modo che ho per farmi benvolere dall'idea che ho di lei, e dal ricordo(l'unica cosa che potrà rimanermi), è mettere in pratica questo insegnamento. Che è fierezza, dignità, è avere il coraggio delle proprie idee, è il rigore come metodo, è l'onestà intellettuale e la libertà. La libertà. La Li ber tà.